Del bene e del male della Didattica A Distanza – Capitolo III

Del bene e del male della Didattica A Distanza – Capitolo III

L’apprendimento è un processo dinamico fatto di passi a volte veloci, a volte più lenti, di arresti, interruzioni e riprese. Imparare non è un qualcosa di sempre uguale a sé stesso…è un percorso, un sentiero da affrontare che può presentare i suoi passaggi più facili e più difficili. Come ogni buon viaggiatore sa è importante avere in mente delle tappe, delle distanze da percorrere e saper fare il punto di dove si è per evitare di sentirsi smarriti e sopraffatti. 

La mia riflessione sulla Didattica A Distanza si è, per questi motivi, spostata sul problema del monitoraggio e automonitoraggio nel processo di apprendimento.

Capitolo III – L’automonitoraggio

Mentre svolgiamo un compito di qualsiasi natura una parte delle nostre risorse attentive è occupata dal cosiddetto controllo esecutivo e, in particolare, dalle funzioni di monitoraggio. È come se una parte del nostro cervello fosse sempre all’erta per controllare che tutto stia procedendo per il verso giusto…c’è un pezzettino di noi che è pronto a dirci “Ehi! Stai sbagliando! Controlla bene! Svegliati!” Queste sono le funzioni di monitoraggio e automonitoraggio dei proprio processi ed intervengono tanto in compiti semplici quanto in compiti complessi.

Nel processo di apprendimento probabilmente un automonitoraggio consapevole è quello che ci porta a chiederci “Ho capito?” oppure “A che punto sono nell’imparare a fare questa cosa?”. Non è di certo un compito facile per lo studente che sta muovendo i suoi primi passi nel mondo dell’apprendimento (ma non dimentichiamoci che è faticoso anche per chi di passi ne ha già mossi molti). Nell’intricato mondo dell’acquisizione di competenze di diversa natura è importante, infatti, fare spesso un controllo per capire a che punto siamo, se abbiamo capito, se stiamo procedendo per la via giusta. Così facendo ci muoveremo lungo il sentiero con più sicurezza e sapendo esattamente dove ci troviamo. Pensate quanto frustrante sarebbe procedere in autostrada senza mai sapere quanti km mancano alla nostra uscita.

La rivoluzione (obbligata) della DAD ci mette del suo anche in questo processo! L’apprendimento ha bisogno di essere costantemente monitorato, e non tutti gli studenti sono stati abituati a farlo da sé. Quanti si autovalutano? Quanti sono in grado di giudicare oggettivamente la qualità del proprio lavoro? Provate a pensarci: se chiedeste a vostro figlio o agli alunni di una classe “Secondo te come è andata la verifica?” oppure “Quanto bene hai svolto questo compito” o ancora “Quanto pensi di essere preparato per l’interrogazione di domani?” quanti saprebbero dare una risposta corretta e oggettiva? Questo avviene da un lato perché è una competenza che matura con il tempo, dall’altro (forse) perché è una competenza troppo spesso dimenticata, lasciata ai margini o sulla quale si effettua un investimento relativo. Risulta, inoltre, importante, nei compiti più nucleari come preparare una verifica ma ancor di più nei compiti articolati come acquisire la corretta procedura per risolvere un’operazione, o padroneggiare l’utilizzo della punteggiatura.

I tempi, i ritmi e le modalità di funzionamento della DAD vanno a stressare enormemente questa abilità. Le lezioni, infatti, sono meno frequenti, più complicate e probabilmente rendono più asincrona e complessa la comunicazione (anche se dopo un po’ ci si fa l’abitudine). A volte sono sostituite da video caricati su piattaforme o dall’uso di forum, aule virtuali, studio assistito. È vero, mi direte, che lo studente può chiedere aiuto, ma il chiedere aiuto ha a monte un prerequisito: devo capire che ho bisogno di questo aiuto. In sostanza per chiedere aiuto devo prima automonitorarmi e “capire di non aver capito”, solo dopo sarò pronto a richiedere assistenza. I ritmi, inoltre, possono risultare più dilatati e risulta, quindi, imprescindibile affidare ad un lavoro maggiormente autonomo l’allenamento e l’acquisizione di alcuni contenuti. Verranno a ridursi ed impoverirsi, infine, quei feedback quotidiani che può dare l’insegnante nell’incontro in aula e che sono cruciali soprattutto alla scuola primaria o in chi sta acquisendo competenze tecniche di ordine pratico.

C’è molto di bene in tutto ciò! Finalmente l’automonitoraggio ha acquisito il suo valore portante nell’apprendimento. Lo studente deve per forza affinare questa competenza per riuscire ad affrontare bene la scuola. Si stanno stimolando gli alunni a prendere in mano il loro processo di apprendere divenendone definitivamente i padroni, i controllori e i regolatori. Nelle scuole italiane molti bambini e ragazzi stanno prendendo coscienza dei propri ritmi di apprendimento, stanno sviluppando strategie personali e maturando una consapevolezza e competenza metacognitiva che prima d’ora non era mai stata così tanto stuzzicata. Forse il difficile è che la non tutte le nostre scuole hanno preparato a questo gli studenti che si sono trovati a dover applicare in modo pratico e concreto qualcosa fino a quel momento non sufficientemente valorizzato. Si apre, inoltre, un altro spiraglio: una possibilità impagabile che è oggi nelle mani di tutti gli insegnanti italiani. Potrebbe essere il momento giusto per riscoprire il valore informativo delle verifiche disperdendone parte di quella loro funzione valutativa e giudicante che da troppo tempo hanno assunto (o forse da sempre?). La verifica e la valutazione possono hanno al loro interno la fondamentale funzione di informare lo studente sulla qualità del suo apprendimento e dovrebbero essere sfruttate perché questo ne riceva un feedback informativo che gli permetta di rivedere i suoi apprendimenti precedenti. Troppo spesso, però, hanno assunto il solo incarico di porre una sentenza; una sorta di punto e capo alla fine di una unità didattica per poter passare alla successiva, spesso indipendentemente dagli esiti. Stesso valore può essere fornito ai compiti assegnati a casa che se opportunamente controllati e corretti costituiscono lo spunto per dare allo studente le coordinate su dove si trova nel suo viaggio di apprendimento e le strategie per ritrovare la strada o affrontare al meglio il cammino. L’uso di microtest di autovalutazione (che possibilmente diano un ritorno sugli errori fatti indicando che pagine andare a rivedere) è in questo senso uno strumento che la DAD fornisce e che va valorizzato.

Ci sono anche delle criticità su cui ragionare…non è infatti (anche in questo caso) tutto oro quel che luccica! Gli studenti più giovani non hanno ancora maturato questa abilità. Per quanto ad ogni età sia possibile chiedere un’autovalutazione ad un bambino il rischio è quello di lasciare i giovanissimi della scuola primaria in balia di loro stessi o (peggio) affidare ai genitori – che potrebbero non averne gli strumenti – il gravoso compito di capire se i loro bambini hanno adeguatamente capito. Alla scuola primaria i bambini stanno costruendo delle competenze di base cruciali che richiedono esperienza e competenza per essere adeguatamente valutate e il non poter dare un ritorno ogni singolo giorno, dopo ogni singolo micro passettino mosso dall’alunno, rischia di “compromettere” l’apprendimento. C’è, inoltre, da porre l’accento sul fatto che, come tutte le abilità e le competenze, anche l’automonitoraggio va allenato, sviluppato e andrà via via migliorandosi. Come una cane che si morde la coda per sviluppare bene tale abilità c’è bisogno di una qualche forma di feedback (mi sono veramente valutato bene o ne sono solo erroneamente convinto?). Ne discendono due ultimi rischi non di poco conto. Per prima cosa c’è la a mancanza e la difficoltà nel ricevere feedback costanti può portare che gli alunni diano per scontate alcune cose o non capiscano cosa sia davvero importante in un argomento focalizzandosi così su dettagli irrilevanti tralasciando i contenuti cruciali. Ci si può trovare difronte a competenze acquisite solo in parte, con al loro interno alcuni buchi che magari sfuggono nei momenti di valutazione ma che possono ripresentarsi successivamente. Insomma, una reale e concreta conseguenza di lasciare l’automonitoraggio in mano quasi esclusivamente al solo studente è che l’apprendimento di questi mesi risulti frammentato e posticcio. Infine, una seconda implicazione, è l’impatto a livello motivazionale. Come dicevo poco sopra come vi sentireste se foste in autostrada e non ci fosse mai un cartello a dirvi quanto manca alla vostra uscita? Enormemente demotivati, frustrati ed in tensione. Questo è il rischio più grosso. Il non sapersi autovalutare può mettere gli studenti in una situazione di crisi e di stallo demotivamente al punto da paralizzarli. Sembrerà loro di non arrivare mai e di non essere mai in grado di padroneggiare una determinata competenza o un argomento. Qual è il problema? Che possono fermare la macchina e abbandonare tutto!

Tutto questo mi porta anche a riflettere sul ruolo di insegnanti e professori che, in questa fase, è stato riscoperto. Un compito difficile e fondamentale…ma ne parleremo nel capitolo IV.

A presto!