LGBTQ+: l’importanza delle parole nell’universo della sessualità umana

LGBTQ+: l’importanza delle parole nell’universo della sessualità umana

A ciascuno di noi piace essere riconosciuto nelle sue caratteristiche! 

Saresti a tuo agio di fronte ad una persona che non è in grado di riconoscerti per quel che sei? Ti sentiresti bene nell’essere descritto per stereotipi? Vivresti serenamente se vedessi che le persone con cui interagisci non colgono la tua essenza, la tua personalità e il tuo modo di essere?

A volte l’essere riconosciuti passa anche attraverso il linguaggio. Nel caso della sessualità usare le parole giuste può essere difficile: testimoniare di riconoscere l’identità dell’altro può anche significare usare i pronomi giusti, le parole giuste, le giuste definizioni. È una modo per testimoniare il rispetto e riconoscerlo nella sua essenza. Le parole e le definizioni che diamo attivano emozioni. Parole e definizioni confermano che l’altro sta riconoscendo chi sono e tutto il tortuoso percorso che ho compito per arrivare a comprenderlo.

La comunità LGBTQ+ è ricca di parole e definizioni. E’ inoltre un ambito nel quale la confusione tra termini, espressioni, definizioni è frequentissima. Oggi volevo provare a fare un po’ di chiarezza e dare qualche strumento a chi mastica meno questo linguaggio, a chi per la prima volta si confronta con questo mondo, a genitori che devono accompagnare i figli nel complesso percorso di scoperta di sé e non ci stanno capendo più nulla, a chiunque desideri riordinare le proprie idee.

L’immagine che vi propongo qui sotto è nota come “Gender Unicorn” è il più semplice sunto in grado di rappresentare il mondo del genere, sesso e sessualità.

La prima cosa è non fare di tutta l’erba un fascio. Spesso l’identità di genere, l’orientamento sessuale, l’attrazione, le modalità di presentarsi all’altro vengono confuse e mescolate. Ragazze che gradiscono il calcio sono definite come maschiacci, immaginiamo ragazzi omosessuali come necessariamente orientati a preferire attività femminili, ecc…

Bisogna fare molta attenzione a separare sesso, genere, identità di genere, orientamento sessuale, espressione di genere. Proviamo a capirci qualcosa di più!

Il sesso assegnato alla nascita è quello biologico (il simbolo del DNA nella zona genitale): è determinato a livello genetico, riconoscibile attraverso i caratteri sessuali. Parliamo di sesso maschile o femminile ma possiamo riscontrare individui intersessuali come per esempio i casi ermafroditismo.

Il genere è qualcosa di diverso dal sesso biologico. Il genere, infatti, non viaggia sul piano organico ma è la sua dimensione psicologica. Rispetto ad esso si parla di identità ed espressione del genere. 

L’identità di genere è il concetto maggiormente psicologico (lo vediamo, infatti, simbolizzato da un arcobaleno all’interno della nuvoletta del pensiero). Esso riguarda il genere dal quale la persona si sente rappresentata, indipendentemente dal sesso biologico. Parliamo allora di cisgender e transgender o trans (vedi il dizionario alla fine).
Rispetto alle persone Trans vanno introdotte alcune questioni. Queste frequentemente vivono una condizione denominata disforia di genere, ossia il non sentirsi rappresentate dal proprio genere biologico genera in loro sofferenza. Ne consegue, poi, il desiderio di essere riconosciute con un genere diverso da quello biologico, anche in termini di pronomi e nome da usare con loro. In casi frequenti si ricorre a terapie ormonali e chirurgiche.

La questione dell’identità di genere, però, non finisce qui. Fino a questo momento abbiamo parlato solo di genere maschile e femminile e della possibilità che questo non coincida con quello definito dal sesso biologico. Stiamo lasciando fuori un pezzettino. Il genere, in quanto dimensione psicologica, va ad inserirsi in un continuum. Una sorta di linea ai cui poli abbiamo il genere maschile e femminile ma che al suo interno ha migliaia di sfumature. Ne discende che possiamo parlare di non-binary, agender, gender-fluid ecc… (qualcosa in più sempre nel dizionario alla fine)

Espressione di genere: è una dimensione con forte connotazione culturale ma che riguarda, sostanzialmente, tutto ciò che un soggetto compie per rappresentare all’esterno il proprio genere. Vestiario, atteggiamenti, attività svolte, ecc… Qualsiasi gesto che serva a trasmettere e definire il proprio genere rientra nel dominio dell’espressione di genere (lo troviamo nell’immagine rappresentata dalla linea verde che affianca l’intera figura). Rispetto all’espressione di genere possiamo reperire espressioni quali gender-conforming o gender-nonconforming a seconda che l’espressione del genere coincida o meno con quanto culturalmente atteso.

Arriviamo infine alla componente dell’attrazione, raffigurata da due cuori di differente colore. Le distinzioni più raffinate, infatti, non parlano solo di una attrazione sul piano sessuale ma anche dell’attrazione sul piano affettivo. Rispetto alla dimensione dell’attrazione parliamo di una attrazione di tipo eterosessuale, omosessuale o bisessuale anche se questa definizione non basta a coprire l’intera sfera. Proprio la distinzione del piano affettivo da quello sessuale ci porta, infatti, a parlare di pansessualismo o asessualità.

Dizionario

  • Intersessuale: è l’individuo i cui caratteri sessuali primari e/o secondari non sono chiaramente definibili come maschili o femminili.
  • Cisgender: quando il sesso biologico coincide con l’identità di genere. Sono nato biologicamente maschio e mi sento un individuo di genere maschile.
  • Transgender o Trans: quando la mia identità di genere non coincide con il mio sesso biologico. Per esempio posso essere nato biologicamente maschio ma sentire che la mia identità è femminile.
  • Disforia di genere: Sentire che il proprio sesso biologico non coincide con il proprio vissuto psicologico (l’identità di genere) può portare alla condizione della disforia di genere. Essa è il disagio provato dalla persona che non si sente rappresentata a livello identitario dal proprio genere biologico. La sofferenza è data dal confronto con le aspettative del mondo, dal rapporto con il proprio corpo, dalle possibilità di vivere la sessualità, ecc..
  • Transgender non è transessuale: La persona transessuale è un individuo che ha compiuto la transizione di sesso attraverso terapia ormonale e interventi chirurgici. Non tutti le persone transgender intraprendono la transizione. Oggi, tuttavia, si tende ad usare solamente il termine transgender
  • Persone transgender e pronomi: Le persone transgender preferiscono l’utilizzo del pronome che rappresenti la loro identità. Nel caso di un individuo biologicamente maschio ma con identità femminile parleremo di “unA ragazzA trans”. In alcuni casi possiamo trovare l’espressione persona trans FTM (Female to Male) o MTF (Male to Female), utilizzante soprattutto per le persone che hanno compiuto o stanno compiendo la transizione.
  • Non-binary o genderqueer (anche se non coincidono perfettamente): ossia quelle persone che non si sentono rappresentate pienamente a livello identitario né dal genere maschile né da quello femminile oppure che sentono di appartenere ad entrambi. 
    • In questo caso è bene chiedere alla persona quale pronome preferisce venga usato. Ciò risulta particolarmente importante nel contesto italiano nel quale il genere neutro (dal punto di vista grammaticale) non esiste.
  • Agender: Persone che non ritengono di avere un genere definibile.
  • Genderfluid: Persone che vivono la propria identità di genere come fluida e, di conseguenza, vivono la propria identità di genere come variabile da maschile a femminile.
  • Gender Conforming (conformità di genere): Persone che esprimono la propria identità di genere secondo i canoni attesi dalla società in cui vivono. Ciò va distinto dal discorso dell’identità di genere. Infatti un individuo cisgender (sesso biologico e identità di genere coincidono) potrebbe non assumere quegli atteggiamenti attesi a livello culturale per il proprio genere (ad esempio la mascolinità per l’uomo); al contrario una persona transgender potrebbe esprimere il proprio genere in modo conforming (una ragazza trans MTF – biologicamente maschio ma femmina a livello identitario – potrebbe esprimere la sua identità femminile rispettando tutti i canoni attesi da parte della società in cui vive rispetto alla femminilità)
  • Gender non-conforming: Esattamente l’opposto di quanto detto sopra, quando gli aspetti dell’espressione del proprio genere non sono in linea con quanto culturalmente atteso. Solitamente un’espressione gender non-conforming viene confusa con l’orientamento sessuale (che discuteremo dopo). Per banalizzare è frequente che un ragazzo che non esprime il proprio genere maschile secondo i canoni attesi dalla società possa essere ritenuto omosessuale. Non è così…stiamo parlando di questioni differenti.
    • Metrosessuale (metrosexual): termine usato per definire individui maschi che tendono ad assumere atteggiamenti stereotipicamente femminili (come per esempio un abbondante uso di comsetici). In questo caso siamo nell’universo del gender non-conforming.
  • Eterosessuale: Persona attratta da individui di genere opposto al proprio;
  • Omosessuale: Persona attratta da individui dello stesso genere, gay nel caso di genere maschile, lesbiche nel caso di genere femminile;
  • Bisessuale: Persona attratta da individui di entrambi i generi. Rispetto a ciò possiamo ragionare sempre all’interno di uno spettro. Per alcuni nessun individuo risulterebbe pienamente polarizzato verso un estremo ma tutte le persone si collocherebbero all’interno del continuum etero-omo sessuale.
  • Asessuale: Una persona non attratta sessualmente da nessun genere
  • Pansessuale: Persona che non ritiene che il genere sia motivo di attrazione ma che incentra la sua attrazione su soli motivi relazionali, della soggettività o legati all’attrazione affettiva.

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